Le radici della paura

Adamo, dopo la trasgressione, disse: “timui eo quod nudus essem” … “ho avuto paura, perché sono nudo” Gn 3,10. Egli avvertiva il vuoto, la privazione della visione di Dio, e al posto della conoscenza divina e spirituale, si aggrappò solo alla conoscenza carnale. Catturato dalla sensazione, l’intelletto ormai pesante, fu assalito dalla paura. Satana voleva che l’uomo smarrisse Colui che poteva essere raggiunto solo dentro l’uomo stesso; sbarrò il passaggio al cuore e sollevò la barriera della paura impedendo di percepire le impronte della divinità. Inchiodò l’uomo all’aspetto superficiale e visibile delle cose corporee, rendendolo incapace della visione chiara e trasparente delle energie divine. L’uomo divenne il creatore di un’altra conoscenza, di un mondo fantasmatico, solamente corporeo e vuoto.

L’uomo pensa di essere solo, si è abituato all’oscurità, distorce la realtà, proietta, mescola le cose e non distingue più ciò che è bene e ciò che è male. L’assuefazione al male non lascia più vedere ciò che è male. Ecco perchè la malvagità ha molto prevaricato e gode di una pubblicità consacrata quasi alla legge; infatti, è proprietà naturale del male provocare l’oscurità della mente e tutti gli stati come il vuoto, la paura, l’inquietudine, l’ansia, l’angoscia, la tristezza e la disperazione. Tutti questi stati della mente sono legati ad un attaccamento alle cose visibili, alle quali l’uomo si stringe disperatamente, e ritrovandosi decentrato, vive al di fuori di se stesso alienato. Legato con questa fune di amore colpevole all’aspetto corporeo di sé e del mondo, lascia che tutto ciò che non è Dio occupi un posto smisurato ed esclusivo in lui, e le paure si scatenano per i dissesti, le condizioni fisiche, i pericoli di persone molto care e la privazione di cose. La paura risulta il frutto della separazione dell’uomo da Dio ed è sempre favorita dalla sterilità dell’anima, causa della perdita della presenza divina. L’uomo non sarebbe stato vinto se non si fosse allontanato dall’Invincibile. Infatti, chi più si allontana da Dio, più è vinto, più teme, perché è tanto peggiore quanto più è lontano.

La paura si rivela come la prova della stupidità dell’uomo, il quale pur sapendo che non può impedire che gli capiti qualunque cosa o che non può evitare i pericoli o le privazioni che teme, continua ad appigliarsi a ciò che finisce, è incerto e breve, come dice la Verità: “Attendite autem vobis, ne forte graventur corda vestra in crapula et ebrietate et curis huius vitae, et superveniat in vos repentina dies illa” … “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso” Lc 21,34. Infatti, non bisogna legare il cuore alle cose sensibili, anche se è Dio a donarle, se non vogliamo che le paure ci piombino addosso improvvise.

Si teme perché le cose del mondo e la vita stessa hanno per l’uomo passionale ancora un valore eccessivo, ma i buoni non dovrebbero aspettarsi da Dio come bene grande ciò che Egli da anche a chi non è buono, perché se il vero bene consistesse in tali cose certamente Dio non le darebbe anche ai cattivi. L’uomo, invece, potrebbe conseguire beni così preziosi ed una tale forza spirituale che nessuna avversità sarebbe in grado di smuovere, come è evidente in Gesù Cristo che, crocifisso e ucciso nel corpo, non fu smosso interiormente di un millimetro; era centrato sul proprio essere, fisso su ciò che è immortale:  “nolite timere eos, qui occidunt corpus, animam autem non possunt occidere” … “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” Mt 10,28.

Il carattere patologico della paura appare nella parte dell’immaginario. Le paure si prendono gioco delle speranze dei pii ammiratori del mondo e costoro per lo spavento si lasciano completamente possedere dal mondo stesso. Questo accade perché le immagini che l’uomo ha del mondo sensibile nella sua percezione non sono più trasparenti alle energie divine, come lo erano in Adamo, e per questo non gli ricordano più il Creatore, ne lo elevano più verso di Lui. Per questo lo spirito vagabonda da fantasmi a fantasmi, da paure a paure, che si dissolvono gli uni nelle altre. Le immaginazioni paurose prendono possesso dell’anima in molti modi e fanno di essa una tana di pensieri sterili e passionali. Il quadro della mente, così, è interamente riempito dalle figure e dalle forme imposte dall’immaginazione che non lasciano posto o spazio ad alcun pensiero di Dio.

L’immaginazione nell’uomo decaduto gioca un ruolo malefico, essa è come un ponte sopra il quale passano i demoni e costituisce la principale porta di ingresso alla paura. Satana, infatti, senza l’immaginazione non potrebbe suscitare pensieri e presentarli allo spirito per turbarlo. L’immaginazione ebbe un ruolo di primo piano nella caduta dell’uomo. Satana separò Adamo da Dio dandogli la possibilità di immaginare di avere la dignità divina, ed è così che continua ad ingannare i peccatori, facendo loro credere di essere come Dio, se non hanno chi li comandi, perché Dio non ha nessuno sopra di Sé. Non avendo Dio nessuno sopra di sé, essi non sopportano Dio sopra di loro, affinché possano essere essi stessi Dio. E’ l’immaginazione che mostra una cosa per un’altra: l’uomo non è Dio e pensa di esserlo, crede di bastare a se stesso ma non basta neanche a vincere le sue paure. L’immaginazione lo convince di essere invincibile, ma chi ama le cose che possono essergli rapite, è già vinto. Solo chi ama Dio è invincibile perché non gli può essere tolto ciò che ama.

E’ l’uomo che crea il problema della paura e poi va in cerca di una soluzione e una risposta alle sue inquietudini. Lo sciocco si preoccupa dei sintomi, il saggio, invece, cerca la causa, la radice della paura. Se l’uomo ha la febbre bisogna agire su ciò che la causa, eliminata la causa, la temperatura scende da sè. Nella vita, però, gli sciocchi sono più numerosi dei saggi; si aggrappano ai beni di questo mondo e al loro godimento. Costoro immersi nel sensibile rimangono nella conoscenza e nella vita del corpo, per questo temono e hanno paura.

Quando la paura viene talmente assorbita dall’uomo, essa si manifesta sotto un’aspetto prevalentemente patologico. L’immaginazione si rappresenta delle realtà che non esistono; costruisce, anticipa e fa ammettere come sicuri, presenti e futuri avvenimenti che non esistono e di cui nessun motivo obiettivo permette di assicurare la realizzazione. L’immaginazione malata partorisce la paura sotto forma di falsa preveggenza o di vana apprensione di pericoli immaginari. La paura rimette in questione le cose più sicure in nome di ciò che teme e priva l’uomo di sicurezza nelle stesse cose più sicure. Lo spavento viene da un’immaginazione troppo potente e questa inventa la percezione di una realtà inesistente. Come il male, la paura è un influsso irrazionale, una forte dose di immaginazione che spaventa, caratterizzata da un’assenza di ragioni obiettive.

La paura, infatti, è l’abbandono degli aiuti del ragionamento, li dove la ragione rimane sola, avendo escluso Dio; contrariamente a quanto afferma la Verità nell’ora della prova: “et me solum relinquatis; et non sum solus, quia Pater mecum est” … “mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me” Gv 16,32. L’uomo ha paura perché pensa di essere solo, pensa di essere vuoto, senza Dio.


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