La malattia dell’avidità

L’avidità è a fondamento di ogni male e impedisce di fare il bene. Si tratta di un attaccamento, di un’affezione patogena, capace di produrre molteplici malattie spirituali. Tale attaccamento si manifesta nel godimento provato nel possedere le ricchezze materiali, nelle preoccupazioni di conservarle, nella difficoltà che si prova nel separarsene e nella pena che si sente nel donarle. Questa malattia consiste nella volontà di acquisire nuovi beni e nel desiderio di possederne sempre di più ; la sua caratteristica fondamentale è quella di essere insaziabile.
La passione dell’avidità ha la tendenza a svilupparsi sempre più e non è mai appagata dagli oggetti ai quali si attacca. E’ una malattia crudele come la fame incessante che i medici chiamano bulimia: pur mangiando fino ad ingozzarsi nulla calma la fame.
Analizzando e trasportando questa malattia dal corpo all’anima, ne consegue che la bulimia dell’anima è l’avidità. Infatti cosa vuol dire avidità se non andare oltre la misura, oltre il bisognevole?! D’altronde anche nella vanità e nell’orgoglio si trova la malattia dell’avidità, che non è altro che l’andare oltre la misura dell’amore di se’ e del proprio valore. I desideri si estendono più di quanto l’anima possiede già, e spingono l’uomo oltre i limiti e insegnano a volere molto.
Per questa malattia i poveri invidiano i ricchi e i ricchi invidiano quelli che sono più ricchi di loro. Per questo ogni uomo che possiede in sufficienza o in abbondanza si ritiene comunque troppo povero. L’avidità si manifesta in questo: nel ricevere con gioia e nel dare con tristezza.
Si tratta di un atteggiamento tirannico perché rende l’uomo schiavo di quello che possiede, o può possedere, e lo aliena dalla vita spirituale, come dice la Verità: “Videte et cavete ab omni avaritia, quia si cui res abundant, vita eius non est ex his, quae possidet“ … “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni avarizia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni” Lc 12,15, cioè dalla sazietà dei beni materiali anche se goduti. L’anima infatti prova sconvolgimenti e disagi a motivo dell’inappagato desiderio di possedere di più. Questo male non dà mai tranquillità e acquietamento e genera uno stato di paura, di ansia e di angoscia. L’ansia dell’anima è di conservare ciò che ha accumulato, e questa sazietà la angoscia.
Nell’uomo, la prima angosciosa domanda dei suoi desideri è: come fare ad ottenere? Giunto a soddisfare i desideri insorge in lui un’altra pena: l’inquietudine di trattenere e conservare ciò che con tanta pena ha acquisito. In questo modo l’anima non ha riposo e le si aggiunge un altro devastante effetto patologico: la tristezza; uno stato depressivo dell’anima, che è prodotto dalla frustrazione del desiderio di possedere di più, dal sentimento di non avere abbastanza, dall’idea di perdere ciò che si possiede, come pure dall’effettiva perdita delle cose. Perché accade questo? Perché il desiderio di acquisire ciò che non è Dio non conosce mai una soddisfazione definitiva, come dice la Verità: “Omnis, qui bibit ex aqua hac, sitiet iterum” … “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete” Gv 4,13. La tristezza è continua e interiore, legata all’insoddisfazione e come il mare non è mai senza flutti, così l’avido non è mai senza inquietudine.
Dov’è il piacere e la tranquillità dello spirito nelle ricchezze anche se godute? Vi si trovano solo motivi di continua afflizione, è un piacere che non da affatto riposo.
La malattia dell’avidità rende la vita dell’uomo talmente opprimente che lo riduce incapace di godere nell’anima non solo i beni spirituali, ma anche i beni che ama con il corpo. L’uomo così si priva della gioia di quelle cose che gode senza mai esserne sazio.
L’attaccamento genera questa situazione penosa: l’amore che ha per i beni sensibili non è la prova della soddisfazione, ma della malattia dello spirito. L’ansia e la tristezza, scaturite dall’avidità, sono una patologia dello spirito che può nel tempo tradursi anche in una infermità somatica e psichica.
Questa malattia passionale è notte e oscurità dell’anima che non vede le cose come sono, ma le percepisce alterate, in quanto dà agli oggetti un’attenzione ed un valore che non hanno nella realtà. Da ciò si deduce il carattere persino ossessivo e allucinatorio di questa passione.
Ossessionato dai beni materiali e dal piacere che può trarre da essi, l’avido non vede altro che l’oro che immagina e come folle non vede il mondo reale ma solo le allucinazioni del sua mente ottenebrata. Preso dal desiderio insaziabile giunge persino a volere le cose che non esistono o che non può conseguire e si immerge in un mondo immaginario.
Questa malattia dell’avidità ha due cause: l’amore al piacere e la mancanza di Fede. Se l’uomo amasse Dio, Egli lo riempirebbe non di qualche bene, ma di se stesso.
Il progetto di Dio era che l’uomo fosse un’essere immune ad ogni attaccamento disordinato ai beni materiali, per annoverarlo tra gli dei, come dice la Verità: “ Dii estis, et filii Excelsi omnes” … “Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo” Sal 81,6.
Cessiamo di amare troppo i beni che periscono se non vogliamo perdere davvero quelli che non possono perire.


La malattia dell'avidità MP3

La malattia passionale

Le passioni sono malattie spirituali che appaiono come il prodotto dell’invenzione dell’uomo.
Queste sono divenute come un’abitudine e una predisposizione inveterata, come una seconda natura.
Mentre le virtù costituiscono il funzionamento secondo natura e servivano a orientare ed elevare l’uomo verso Dio, le passioni, al contrario, sono come un funzionamento contro natura, distolto dalla finalità naturale e normale.
L’anima che si lascia andare a movimenti passionali è dichiaratamente fuori dalla sua natura, non è più guidata da ciò che le è proprio ma dalla malattia che si è aggiunta ed è estranea alla sua salute.
L’uomo si ferì con il suo stesso libero arbitrio, ma una volta ferito non fu capace di recuperare la salute della sua natura. Egli, negando Dio attraverso l’amore esclusivo di se’, bastò a se stesso per rovinarsi. In questo modo aprì la porta alle malattie passionali facendosi il male più grande, introducendo nella propria natura molestie, turbamenti e sofferenze di ogni genere.
Da quel momento non percepì più il legame trascendente che unisce gli uomini.
L’altro cominciò ad essere visto come un concorrente, un rivale nell’affermazione di se stesso e nella ricerca del piacere. E’ proprio questo amore malato di se’ che fece volgere gli uni contro gli altri, infatti si vedono ovunque: opposizioni, divisioni, rivalità, invidie, gelosie, discordie, inimicizie, litigi, aggressività, arroganza e tutte quelle manifestazioni delle malattie passionali.
Dio volle prescrivere all’uomo, quando era ancora sano, la virtù; se l’avesse praticata non avrebbe contratto le malattie passionali. Per non aver dato ascolto al consiglio si indebolì, cadde infermo e divenne portatore di malattie spirituali.
E’ così che l’uomo peccando dimostra di amare la sua malattia, non la sua salute.


La malattia passionale MP3