La falsa conoscenza

Il male non è in Dio. Egli non solo è giusto, ma è la stessa e vivente Giustizia, non solo è vero, ma è la stessa e vivente Verità. E’ quell’essere che solamente ha in grado sommo la perfezione, come dice la Verità: “Nemo bonus, nisi unus Deus” … “Nessuno è buono, se non Dio solo” Mc 10,18.
Se Dio fosse autore del male cosa potrebbe esigere dall’uomo? Egli sarebbe vero e falso, santo e peccatore, buono e cattivo. E’ la falsa conoscenza che attribuisce a Dio il bene e il male, questa mescolanza ha la sua sorgente nelle oscure caverne dell’io, ed ha più l’aspetto dell’esoterismo che della spiritualità. La causa del male non va cercata fuori dell’uomo. Il male appare come il prodotto di un’invenzione dell’uomo stesso. E’ per la disobbedienza del primo uomo che abbiamo introdotto in noi un elemento estraneo alla nostra natura. Il male delle passioni sono state introdotte e innestate nell’anima come parte irrazionale, con la caduta, come dice la Verità: “ab intus enim de corde hominum cogitationes malae procedunt” … “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive” Mc 7,21.

Tutti gli esseri erano in origine interamente buoni. Adamo era esente da ogni male. La libertà aveva come condizione la semplice possibilità del male, non l’attuazione di questa possibilità, non il compimento effettivo del male. L’uomo ha abusato della libertà per liberamente fare il male, mentre avrebbe dovuto usarne per fare il bene.
Il male non è naturale, non ha ne essere ne sostanza, somiglia alle tenebre che non esistono per se stesse, ma esistono per la privazione della luce. L’uomo allontanandosi dalle virtù divine ha consolidato l’ignoranza di Dio in se stesso, per questo il male non è altro che allontanamento dal bene. E’ come una seconda natura, come una natura sopraedificata.
Quando l’uomo è nel suo stato naturale-spirituale conduce la sua vita verso l’alto. Quando è al di fuori della sua natura viene a trovarsi in basso.

La malvagità è estranea alla natura dell’anima e non appartiene ad essa, come la malattia è estranea alla salute. E’ evidente che la salute esiste nella natura prima dell’irruzione della malattia; così il bene prima del male.
E’ l’uomo che ha cambiato in passioni le qualità costitutive della propria natura. Le virtù furono deformate in vizi, la libertà in schiavitù interiore. Come? Alienando l’intelligenza verso l’esteriore e votandosi ad ogni sorta di male.
A Dio e alla bellezza spirituale, preferì ciò che appariva dilettevole ai suoi occhi. L’uomo volle impadronirsi delle cose di Dio, senza Dio.
Giunto ad una tale insensibilità interiore, oramai, teme le malattie del corpo senza temere quelle dell’anima. Si affanna per non morire e non fa nulla per evitare il male. Una fatica che può solo ottenere di differire e non di evitare la morte. L’uomo dovrebbe temere i mali dell’anima più delle malattie del corpo. Quando la malattia uccide un corpo, cosa può fare di più? La malvagità, invece, deforma l’anima, la rende infelice in questo mondo e la perde in eterno.


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