Deviazione della conoscenza

L’uomo, perduta la scienza di Dio, diventa cieco e pensando di non avvertire il castigo già lo subisce. Infatti l’accecarsi della mente è già una pena, come dice la Verità: “Coeci sunt …” … “Sono ciechi …” Mt 15,14.

Adamo perdette l’occhio della mente. Al posto della conoscenza divina e spirituale, conseguì la conoscenza carnale. Come?
L’albero della conoscenza che Dio proibisce ad Adamo di toccare, rappresenta la creazione visibile che contemplata spiritualmente, è l’albero della conoscenza del bene, ma considerata sotto il solo aspetto materiale, è l’albero della conoscenza del male. La creazione conosciuta solo materialmente diviene un maestro che insegna le passioni e conduce all’oblio di Dio l’intelletto di coloro che hanno con essa solo rapporti corporei.
Dio, vietando all’uomo di mangiare del frutto dell’albero gli aveva indicato il pericolo di entrare in questa seconda conoscenza, che fino ad allora ignorava. Gli occhi spirituali di Adamo si chiusero e al loro posto si aprirono gli occhi della carne. Non fu l’apertura degli occhi della carne a provocare la chiusura degli occhi spirituali, ma al contrario, la chiusura degli occhi spirituali procurò l’apertura di quelli carnali. L’uomo si mise a guardare con gli occhi del corpo ed in lui prendeva il posto la conoscenza secondo la carne, ma è la conoscenza secondo lo Spirito che dà la vita, la carne, invece, non giova al progresso della coscienza, come dice la Verità: “Spiritus est, qui vivificat: caro non prodest quidquam: verba, quæ ego locutus sum vobis, spiritus et vita sunt” … “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla;  le parole che vi ho dette sono spirito e vita” Gv 6,63. E’ così che l’uomo arriva a perdere ogni nozione della sua realtà spirituale, e si trova ridotto ad una parte di se stesso. Non dispone più che di una debolissima parte delle sue possibilità, come dice la Verità: “Caro autem infirma” … “la carne è debole” Mt 26,41 … inferma, malata.

Quando la scienza di Dio viene meno all’anima, l’uomo, da spirituale, si ritrova a non essere più che psichico e carnale. E’ così che l’ignoranza ha ristretto lo spirito ed ha aperto ampiamente la via ai sensi allontanando l’uomo dalla conoscenza divina. Venuto a mancare il movimento verso Dio, l’intelligenza sviata prende come oggetto solo le cose visibili e investe tutta la sua potenza nella sensazione. Ma a che giova all’uomo scrutare le stelle e gli elementi, conseguire la conoscenza del mondo materiale, se poi trascurando la scienza di Dio perde la propria anima? Dice la Verità: “Quid enim proderit homini, si lucretur mundum totum et detrimentum animæ suæ faciat?” … “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” Mc 8,36. L’uomo dimostra, così, un’atteggiamento infantile assumendo solo una conoscenza materiale della creazione. Infelice quell’uomo che, conoscendo tutto, non conoscesse Dio; sarebbe invece beato se, conoscendo Dio, ignorasse tutto il resto.

L’anima può vedere e afferrare l’ineffabile conoscenza di Dio, ma per vedere ha bisogno di avere gli occhi in stato di potersene servire bene. Cos’è che offusca l’occhio dello spirito? Esso è spento dalle superbie, dalle avidità, dalle malvagità. Per meritare di vedere Dio bisogna essere puri, perché puro è Colui che si vuole vedere, ma impuro è il mezzo con cui lo si vuole vedere. Avere occhi sani è avere la mente pura da ogni traccia di avidità.


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